17/11/2009

un’assenza. l’esercizio dell’arte del guardare fa grandi le opere della nostra personale biblioteca. una assenza avvolta in un suono non suono come certa musica di bach. guardare un libro leggere la musica toccare un quadro. attività dell’acustica pupilla iridescente, vita e morte perse nelle circostanze di un fotogramma, di una piega sulla pagina, di una ruga sulla pelle. il bagliore della tigre contemplata non ha eguali, ma vano senza un ricongiungimento con chi generò la tigre. anche della tigre dobbiamo scovare le radici, la necessità. uscendo dall’astratto non cadrò nei mementi che nessuna memoria può restituire. si cade come “corpi morti cadono” con rumore di vento notturno.


08/10/2009

in quella che vince a man bassa il premio 'best big converséscion® ever' ho notato uno smodato uso strumentale delle nozioni. non ho ben capito che sia successo, e sono sicura che non si tratti nemmeno più di destra e sinistra, né di garantismo e giustizialismo. so però che le tragedie diventano commedie, e le commedie mai tragedie. all'inizio pensavo che certi nomi nei socialnetwork fossero uno scherzo e credo di averli trattati con una certa sufficienza. oggi ho capito che erano veri. i cretini in servizio permanente, che immaginano sempre di essere nel loro contesto persone di successo, sono devastanti. ma chi può negare di essere stato un cretino almeno un volta? per questo è drammatico imbattersi in un cretino totale: è il vero senso di colpa perpetuo.


14/09/2008
contra gentiles



cessato lo sforzo di rendere sopportabili le nostre pratiche sociali pur in una severiniana discesa dell’universo mondo verso il nulla, mi risulta chiaro questo: che poiché l’itaglia coacervo di ladroni melodrammatici è all’ultimo posto per concretezza e progetto culturale con le sue antiche università affollate di niente, le piazze di nequizie e di rampolli che fregano i taxi a capri e che sono i più ignoranti d’europa, si capisce come l’abbandono del romanzo (principale veicolo di cambiamento e progresso morali) possa perfettamente spiegare l’incapacità d’ogni forma d’analisi che non verta sulla discussione attorno al rosso o al verde di un semaforo (e mettiamoci pure come diceva bocca che persino il pesto non è più fatto di basilico ma d’erbacce per non parlare dell’olio quasi minerale in cui è immerso). in tempi d’alitaglia con l’autunno alle porte mi sovviene il pezzo del nyt (irritante la corsa all’ira e al distinguo dei nostri campioni) sul tramonto della provincia dell’impero: illuminante. strano che dall’impero, già esso stesso in rotolante declino, si guardi al decadimento delle proprie colonie. o forse non è tanto strano… si vorrebbe che i luoghi deputati allo svago del grantùr contenessero quei principi solidi e creativi tali da permettere di trascorrere in perfetta integrità le rilassanti vacanze fra un tortello di zucca e la camera dolente di paola gonzaga pittata da un genio appena più che adolescente, girolamo mazzola. c’è un declino malinconico, ingiusto, che si traduce in lingua inglese fra una sleppa di mazza da cricket e un pink gin consumato tra i sandali profumati di un qualsiasi club di singapore; il paese di san giorgio e sant’andrea cedeva il passo ai nazionalismi infuocati di marxismo precotto, ben sicuro che tuttavia la classe dirigente si sarebbe ritrovata in tenuta bianca su campo verde perfettamente rasato. i paria armati di forbicine avrebbero come al solito senza lamentarsi coi sindacati (anzi fieri) pareggiato i germogli, le ginocchia immerse nella rugiada del mattino. si declinava malinconicamente ma accorrevano a tenere deste le energie una musica bellissima, un cinema potente, una letteratura che preludeva ai grandi e nostalgizzava gli immensi. l’inghilterra perdeva l’impero ma vestiva il mondo. l’italia viceversa declina in maniera avvelenata, suppurante, miasmatica, ripugnante, incapace da anni di un qualsiasi vagito importante che risvegli barlumi d’umanità, e una concreta fierezza che non sia nell’arte pedatoria. non è un paese confuso, è un paese triste d’una tristezza che sollecita scudisciate sulle natiche; che ha scelto di essere dalla parte del peggiore cattolicesimo, di chi non punisce mai se non il sarcasmo, che alla fine assolve sempre, quello che se ognuno ha le sue ragioni alla fine gli si può rintracciare persino un filone d’innocenza comunque sia. e se non ora a distanza di qualche anno. si abbia fede. un paese brutto, ancora più immondo se si pensa a ciò che fu, anche nel sangue e nel tradimento, ma vivaddio almeno quel bastardo del della rovere pagava un certo michelangelo, e il moro aveva le vertigini in fronte al cenacolo. parmigianino dipinse il composto grido sull’ingiustizia divina completamente al buio, in modo tale che se anche ora si richiudono le porticine del confortorio cani dee e atteoni rimbalzano nella nostra memoria fino al giorno in cui chiuderemo
grati gli occhi. non solo non c’è in vista nessun parmigianino che dipinga al buio immagini per la nostra ingiusta pena, ma i ladroni sputano il loro avvelenato catarro sui pavimenti della reggia. e nessuna fantesca che passi lo straccio.